In questa sezione del sito abbiamo raccolto le novità normative ed i casi più interessanti e rilevanti trattati dallo studio, suddivisi per materia ed argomento trattato.
Si segnalano anche alcuni casi di attualità significativi per il contesto giuslavoristico italiano.
I casi proposti riguardano argomenti diversi del diritto del lavoro, ma anche del diritto civile in genere.
I testi qui presenti non fanno riferimento a soggetti specifici per il rispetto della privacy dei nostri clienti.

Diritto del lavoro

Licenziamento ritorsivo: determinante ed esclusivo

(Corte di Cassazione, sentenza n. 1514 del 25 gennaio 2021)

La ricorrente ha proposto ricorso per Cassazione affermando, tra i vari motivi, la sussistenza del licenziamento ritorsivo  a seguito della sussistenza di contrasti interni tra la lavoratrice ed il personale religioso gestente la Congregazione. La Corte di Cassazione, con la presente sentenza, ha affermato che «in tema di licenziamento nullo perchè ritorsivo, il motivo illecito addotto ex art.1345 cod. civ. deve essere determinante, cioè costituire l’unica effettiva ragione di recesso, ed esclusivo, nel senso che il motivo lecito formalmente addotto risulti insussistente nel riscontro giudiziale». Dal momento che la Corte d’Appello ha già rilevato la sussistenza di un giustificato motivo oggettivo di recesso (riorganizzazione aziendale), l’indagine sul carattere ritorsivo del licenziamento è superflua in quanto mancante il requisito determinante dell’efficacia determinativa esclusiva. MASSIMA: «in tema di licenziamento nullo perchè ritorsivo, il motivo illecito addotto ex art.1345 cod. civ. deve essere determinante, cioè costituisce l’unica effettiva ragione di recesso, ed esclusivo, nel senso che il motivo lecito addotto risulti insussistente nel riscontro giudiziale. Se è presente un giustificato motivo oggettivo di recesso, l’indagine sul motivo illecito è superflua»



Diritto civile


La notifica fatta a persona diversa dal destinatario è nulla

(Giudice di Pace di Milano, sentenza n.1703, del 19 febbraio 2020)

Il ricorrente ha chiesto l’annullamento di un’ingiunzione di pagamento a seguito di un verbale di accertamento di infrazione, lamentando la nullità della notifica in quanto risultava un nominativo sconosciuto nella cartolina di consegna, ove è stata apposta la firma di una persona non conosciuta dall’attore. Il Giudice di pace ha accolto il ricorso in quanto trattasi di verbale notificato a persona diversa dal legittimo destinatario, il quale non è stato posto in condizioni di essere a conoscenza del contenuto del documento. MASSIMA: «il verbale di accertamento di infrazione notificato a persona altri dal destinatario deve essere portato a conoscenza di questi con modalità idonee, come una raccomandata di avviso, altrimenti la notifica non è valida»


La presunzione di colpa negli incidenti stradali

(Giudice di pace di Milano, sentenza n.2768/19 del 11/03/2019)

Due autovetture si sono scontrate durante una manovra di inserimento in tangenziale. Nella successiva constatazione amichevole di incidente è mancato l’accordo relativo alla dinamica del sinistro. Il Giudice di pace di Milano ha ravvisato una concorrente responsabilità applicando l’articolo 2054 cod. civ., il quale stabilisce che «il conducente di un veicolo […] è obbligato a risarcire il danno prodotto a persone o a cose dalla circolazione del veicolo, se non prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno». Nessuna delle parti coinvolte è stata infatti in grado di dimostrate che la propria condotta fosse pienamente rispettosa delle norme stradali e, quindi, esente da colpa. MASSIMA: «l’articolo 2054 cod.civ. ha funzione meramente sussidiaria, e la colpa comune delle parti coinvolte in un incidente automobilistico si presume, salvo prova contraria»


Nessuno può essere gravato da un aumento del contratto di fido senza il suo consenso

(Tribunale di Milano, sentenza n.1750/2019 del 21/02/2019)

Il coniuge ha stipulato con una società finanziaria un contratto di credito «revolving» per un ammontare determinato tra le parti in euro mille. La moglie ha prestato il proprio consenso per garantire tale importo. Nel corso degli anni, tuttavia, l’ammontare del fido è aumentato notevolmente tramite accordi stipulati unicamente tra il marito e la società. Alla morte di costui, alla consorte sono state richieste somme aggiuntive, frutto delle precedenti negoziazioni a cui la stessa non ha preso parte. Il Tribunale di Milano ha affermato che, ove anche si potessero configurare come validamente effettuati gli aumenti di fido, essi si risolverebbero in «veri e propri nuovi contratti intervenuti tra la società finanziaria ed il marito, e come tali efficaci solo tra le parti ai sensi dell’art.1372 c.c.» non avendo la moglie partecipato agli stessi. MASSIMA: «gli aumenti di fido all’interno di un contratto di credito “revolving” stipulati solo da uno dei due co-obbligati in solido hanno efficacia esclusivamente nei confronti di questo ai sensi dell’articolo 1372 c.c.»


La denuncia di furto fa presumere l’esistenza dell’illecito

(Corte d’Appello di Milano sentenza n.389 del 28/01/2019)

Un assicurato contro il furto e incendio della propria autovettura ha subito effettivamente il furto della stessa. La società assicurativa ha ritenuto di non dover risarcire l’assicurato del danno subito e pertanto l’assicurato ha agito in giudizio per chiedere all’impresa convenuta il pagamento della somma. Il tribunale ha respinto la domanda in quanto il reato non era stato adeguatamente provato, ma successivamente la Corte d’Appello di Milano ha riformulato la sentenza, ritenendo che dal momento che l’attore ha sporto regolare denuncia di furto, questa deve essere valutata come prova presuntiva dell’illecito, corroborata da una particolare valenza stante la rilevanza penale che assumono le dichiarazioni false rese dinanzi agli organi della polizia. MASSIMA: «la denuncia di furto può essere utilizzata come prova presuntiva dell’avvenuto reato al fine di ottenere l’indennizzo contro gli illeciti previsto dal contratto di assicurazione» 


Valore probatorio di un precedente giurisprudenziale

(Sentenza del Tribunale di Milano, sezione IV civile, del 16 gennaio 2015) 

Una precedente sentenza può assumere valenza probatoria (c.d. “prova atipica”) alla luce del principio per cui il giudice di merito può utilizzare, in mancanza di qualsiasi divieto di legge, anche le prove raccolte in un diverso giudizio tra le stesse parti o tra altre parti, delle quali la sentenza che in detto giudizio sia stata pronunciata costituisce documentazione, fermo restando che la valutazione del materiale probatorio non va limitata all'esame isolato dei singoli elementi ma deve essere globale nel quadro di una indagine unitaria ed organica che, ove sia immune da vizi di motivazione, costituisce un apprezzamento di fatto incensurabile in sede di legittimità (Cass. Civ., 25/02/2011, n. 4652; Cass. Civ., 31/10/2005, n. 21115; Cass. Civ., 16/05/2000, n. 6347; Cass. Civ., 11/12/1999, n. 13889; Cass. Civ., 20/01/1995, n. 623)”. ( Trib. Milano, 16/1/2015).


Responsabilità precontrattuale (art. 1337 cod. civ.)

(Sentenza del Tribunale di Milano, sezione I civile, del 4 giugno 2013)

Come statuito dalla Suprema Corte è possibile dedurre una responsabilità precontrattuale allorché ‘siano in corso trattative; che le trattative siano giunte ad uno stadio idoneo a far sorgere nella parte che invoca l'altrui responsabilità il ragionevole affidamento sulla conclusione del contratto; che la controparte, cui si addebita la responsabilità, le interrompa senza un giustificato motivo; che, infine, pur nell'ordinaria diligenza della parte che invoca la responsabilità, non sussistano fatti idonei ad escludere il suo ragionevole affidamento sulla conclusione del contratto’ (Cass. n.7768/2007). Sempre secondo una più recente pronuncia della Suprema Corte: ‘la responsabilità precontrattuale prevista dall'art. 1337 cod. civ. può derivare, oltre che dalla rottura ingiustificata delle trattative, anche dalla violazione dell'obbligo di lealtà reciproca, il quale comporta un dovere di completezza informativa circa la reale intenzione di concludere il contratto, senza che alcun mutamento delle circostanze possa risultare idoneo a legittimare la reticenza o la maliziosa omissione di informazioni rilevanti nel corso della prosecuzione delle trattative finalizzate alla stipulazione del negozio’ (Cass. n.6526/2012). 

Pertanto in concreto ad ingenerare il ragionevole affidamento nella conclusione del contratto hanno contribuito le richieste di trasmissione dei documenti necessari alla finalizzazione del contratto e la piena disponibilità offerta per reperire una soluzione abitativa in Italia e fornire ogni utile supporto logistico per il trasferimento, imprescindibile per la definizione dell’accordo. Pertanto considerati le modalità, la durata e lo stato delle trattative al momento della loro interruzione, deve essere accolta la domanda di risarcimento del danno per lesione dell’interesse giuridico al corretto svolgimento delle trattative. Il danno risarcibile (liquidabile anche in via equitativa) consiste nelle spese sostenute in relazione alle trattative per aver fatto affidamento nella conclusione del contratto e nei mancati guadagni verificatisi in conseguenza delle altre occasioni contrattuali perdute (c.d. interesse negativo)”. (Trib. Milano, 4/6/2013)




Diritto di famiglia

Il minore é affidato alla madre in caso di una presenza saltuaria e incostante della figura paterna

(Tribunale di Milano, Sentenza n. 4085 del 09 luglio 2020)

Due coniugi sono andati incontro ad una profonda crisi coniugale. La moglie ha fatto domanda di separazione, chiedendo sia l’affidamento della figlia minore e sia l’addebito della stessa al marito in quanto autore di varie condotte negligenti ed irresponsabili. Il Tribunale ha accolto la richiesta di affidamento della bambina poiché la figura del padre è risultata «incostante ed incerta» sia in giudizio sia nel corso della crescita della prole. È stato invece rigettato l’addebito della separazione in capo al marito in quanto non adeguatamente provata la sussistenza dei comportamenti a costui attribuiti. MASSIMA: «l’affidamento della figlia minore può essere attribuito alla madre qualora la figura paterna risulti evanescente e non ben precisata nella vita della bambina. Assume rilievo, inoltre, il comportamento processuale del marito ai fini di una valutazione generale del suo profilo»


Separazione giudiziale

(Tribunale di Milano, sezione IX, Sentenza n. 7675/2015)

La separazione personale dei coniugi viene addebitata alla moglie, che non solo ha lasciato la casa coniugale, ma ha anche avuto una figlia da una relazione extraconiugale in costanza di matrimonio, causa dell’abbandono del tetto coniugale e, di conseguenza, ha palesemente violato il dovere di fedeltà su cui si basa il matrimonio. Il figlio minore viene affidato ad entrambi i genitori e collocato in via prevalente presso la madre, mentre il padre potrà averlo con sé due fine settimana al mese. Il giudice, tenuto conto della capacità reddituale e patrimoniale del padre e della precarietà della posizione reddituale della madre, indica una cifra mensile per il mantenimento del figlio.


Garante  privacy

Provvedimento 16 gennaio 2019

La Newsletter del 25 febbraio 2019 pubblica il provvedimento con il quale il Garante per la protezione dei dati personali ha confermato il suo no al controllo massivo dei dati dei dipendenti. Nel caso specifico, una struttura sanitaria richiedeva di poter incrociare i dati dei propri infermieri, inviandoli all'ordine professionale di riferimento, per la verifica dei requisiti necessari per l’esercizio della professione infermieristica. Il Garante ha evidenziato che l’attuale quadro normativo non attribuisce agli Ordini competenze per generalizzate attività di ricerca e raccolta di informazioni personali.